L'autobus ha chiuso le porte e se ne è andato via. Ma io non sono salita. Sono dietro di loro. Con il mio pacco natalizio incartato con dentro il piatto di Natale per mamma e papà e la busta coi regali per gli amici.

E ora che gli dico? Boh, qualcosa m'inventerò. Devo essere gentile. Cioè li devo mettere a proprio agio. Ma ti rendi conto. Mi sembra assurdo! Mettere a proprio agio due che mi hanno fregato il telefonino. E soprattutto con dentro il numero di Massi.

Più li seguo e più ci penso. Più ci penso e più m'innervosisco. Più m'innervosisco e più vorrei essere grande, grossa e menare un casino. Oppure più semplicemente avere con me Rusty James. Oh, allora sì che sarebbero dolori per i due. In fondo non sono neanche tanto grossi. Sono due tipi qualunque. Ops. Ma sono due... e soprattutto si sono accorti che li sto seguendo.

"Oh, ma che ce l'hai con noi?"

"Ehm... sì.. cioè no... cioè sì."

"A ragazzì... sì o no?"

E meno male che erano rumeni! Questi due sono di Roma e di brutto. Bè, forse ci capiremo meglio.

"Allora, qualche tempo fa credo di essermi persa il telefonino. Un Nokia 6500 Slide ecco come..." Mi viene in mente di prendere dalla tasca quello nuovo che mi ha regalato Alis. E se poi mi fregano pure questo? "Ecco, come quello che si vede sui cartelloni..."

"Nun ce l'ho presente, "mbè?" Fa uno dei due, quello più grosso e sembra anche il più cattivo.

"Bè, non è importante... e insomma l'ho perso sull'autobus, su quello stesso autobus dov'eravate voi due."

"Noi?"

"Sì, ma stavate chiacchierando e io vi ho notato e siccome magari l'avete trovato e l'avete raccolto..."

Mi guardano.

"Sì insomma, io sono scesa e mi è caduto e voi l'avete raccolto e me lo volevate dare, ma l'autobus ha chiuso le porte ed è partito all'improvviso... e voi non avete potuto..."

Ora sono tutti e due piuttosto perplessi.

"Ma che, ce stai a pijà pè "r culo?"

"Non mi permetterei mai... No, volevo dirvi solo questo... non è che avete per caso ancora la tesserina, sì, insomma, la mia Sim...?"

Uno alza il sopracciglio. L'altro pure. E ora come ne esco? Non so che fare. Che altro dire. Potrei rinunciare a qualcuno dei regali e offrirglielo come riscatto. Ma che gliene può fregare a due come loro di Chocolat o peggio de L'amico ritrovato Questi pensano che li prendo solo per il culo. E allora gioco la carta pietosa.

"C'era il numero di un mio amico... Gli volevo molto bene. Non'è più, è scomparso, non lo trovo. Forse è morto. Stava così male... Volevo sentirlo almeno a Natale... Se non lo chiamo cosa potrà pensare? E il suo numero era su quella Sim lì, solo su quella! Non mi serve il telefonino, solo la Sim... La mia Sim..."

Mi guardano un'ultima volta, ""Nnamo và..." E si girano e se ne vanno via così, senza degnarmi di una risposta, una qualsiasi risposta. Meglio così. Credo di averla scampata... Fiuuuu... Massi... non dire che non ho tentato l'impossibile.

Sono tornata a casa e ho nascosto i regali nel mio armadio. Mi sono fatta una doccia veloce, cena leggera, con Ale nessuna discussione e sono andata a dormire. Sai quando sei così distrutta ma così distrutta che non aspetti altro che di toccare il letto? Mi dispiace che non ci sia Rusty James. Lui sarebbe venuto a raccontarmi qualcosa o a leggere un pezzo dei suoi racconti. E" strano quando manca anche una sola persona in un posto dove si è abituati che ci siano tutti, come improvvisamente tutto di quel posto cambia. Almeno per me è così. E dopo questa strana sensazione mi perdo sfinita nei miei sogni. Ma prima di addormentarmi, un pensiero. E mi viene da sorridere. E mi sembra tutto così bello. Sono nella mia macchinetta, è estate e c'è Massi vicino a me e naturalmente ascoltiamo James Blunt. Lui ha tutti e due i piedi fuori dal finestrino e si muove a tempo di musica e fa lo spiritoso e mi lascia guidare. Io ho gli occhiali che mi piacciono tanto e anch'io ballo con la testa a tempo di musica... E a destra abbiamo il mare. E" Sabaudia, il lungomare che mi piace tanto dove qualche volta mi hanno portato i miei. C'è la pineta e subito attaccate tante dune di sabbia spazzate dal vento. E io sono lì con Massi. Scendiamo dalla macchinetta. Siamo sulla spiaggia, onde del mare e liberi aquiloni nel cielo e lui mi tiene la mano e io sono felice.

Ecco, vorrei fare un sogno così nella realtà. E dopo quest'ultimo pensiero mi addormento sul serio.

Quanto mi piacciono le assemblee d'istituto indette dai rappresentanti di classe, di quelle inutili per decidere ad esempio quali film d'interesse per i giovani dovrebbero essere fatti l'anno prossimo in saletta proiezioni. Mi piacciono ancora di più quando le fanno alle ultime due ore del venerdì mattina. Si poteva decidere se restare o uscire prima con l'autorizzazione dei genitori. E mamma ha firmato, perché le ho detto che tanto era una cosa inutile e preferivo venire a casa a studiare per un compito in classe che ci sarà lunedì. Così eccomi qui alle 11.30! Certo, se proprio voglio essere pignola, avrebbero potuto metterla alle prime due ore, almeno dormivo di più ma non si può avere proprio tutto tutto.

A quest'ora di venerdì a casa non c'è nessuno. Mamma è sempre al lavoro, papà al policlinico o al bar con i suoi amici per il break che fa a quest'ora e Ale è a scuola. Il momento più bello. Mi piace stare in casa quando non c'è nessuno. C'è silenzio e posso fare quello che voglio. Per esempio mi piace andare in camera dei miei e provare qualche cosa di mamma, tipo una maglia o una gonna. Non so perché. Forse per sentirmi vicina a lei. Forse per mettermi qualcosa di diverso. Non che mamma abbia vestiti alla moda, anzi, ce li ha più Ale ovviamente, ma la sua roba non mi piace. Ale non ha molto gusto, si vestirebbe tutta provocante e fasciata anche per andare al gabinetto. Mamma ha delle cose semplici, senza troppi colori, un po'"tutte uguali. Ma sono sue e me le mettevo di nascosto anche da piccola. Ero buffa, perché mi stavano grandi. Apro l'armadio e vedo che, sopra le altre, c'è una maglietta che non ho mai visto. Dev'essere nuova. Ieri c'è stato il mercato e forse mamma se l'è comprata lì. Mamma in pratica non va per negozi. Dice che al mercato si trovano le stesse cose a meno e non ci sono commesse a farti i complimenti finti. La gente del mercato è diretta e genuina, puoi provarti le cose senza che nessuno ti stressi. La maglietta è carina, bianca a righine blu, con i bordi rimarcati di rosso, un po'"stile marinaro come va quest'anno. Dovrebbe starle bene. Magari qualche volta gliela ruberò per uscire. Tanto non se ne accorge. Anzi, quasi quasi me la provo ora che non c'è. Sto per togliermi la maglietta quando sento suonare.

Driiin.

Il campanello.

Driiin.

Ancora. Uffa, mi tocca rimandare.

Arrivo. E chi è a quest'ora? Forse è mamma che sa che sto a casa. Magari voleva farmi una sorpresa ma si è dimenticata le chiavi. Mi pare strano. E pure papà. Ale poi non torna prima delle due. l'Orse è il postino. Arriva sempre verso mezzogiorno, dice mamma. Alo il citofono.

"Sì?"

"Hem, ciao."

Non riconosco la voce lì per lì. "Chi sei?"

"Debbie."

"Debbie! Ciao! Ti apro!"

Premo sul citofono il tasto del portone giù e aspetto. Debbie? E" tanto che non la vedo. Troppo! E mi dispiace perché per me è fortissima. Chissà che vuole. A quest'ora poi. Apro la porta di casa e sento l'ascensore che sale. Si ferma. Debbie esce e mi vede che l'aspetto.

"Ciao, Caro, allora eri proprio tu al citofono. Non credevo fossi a casa. Pensavo fosse tua mamma."

"Debbie! Vieni, entra. No, oggi siamo usciti prima. Mamma è al lavoro..."

Mi segue e chiudo la porta.

"Vieni, andiamo di là. Vuoi qualcosa da bere?"

"No, grazie." Mi sembra un po'"strana. Si guarda in giro. "Ma sei sola?"

"Sì, sono tutti fuori. Torneranno tra un po'."

Non capisco ancora bene che ci fa qui. "Allora, Debbie, come stai? Che mi racconti?"

"Bè, tutto abbastana ok."

"Lavori ancora in quel negozio?"

"Sì, quello di abbigliamento. Mi trovo bene, poi con l'orario parttime riesco anche a seguire qualche lezione in Facoltà, la mattina. E tu che mi racconti?"

"Eh, a scuola va come sempre, quest'anno ho l'esame e sto sempre con le mie amiche Alis e Clod! "

"E coi tuoi tutto bene?"

"Bè, sì, le solite cose. I litigi perché secondo loro esco troppo, Ale che mi stressa come una vecchia babbiona di cent'anni e R. J. che è sempre R. J. Ma questo tu lo sai bene! "

Le sorrido e faccio la complice. Cala uno strano silenzio. Debbie è una tipa che mi piace tanto, è simpatica, intelligente e mi ha sempre trattato come una sorella. E poi è la ragazza di Rusty James e lui fa sempre le scelte giuste ! Però oggi c'è qualcosa che non va. Non mi sembra la stessa Debbie.

"Senti, Caro..."

"Dimmi!"

Prende la sua borsa e la apre. La riconosco. Me l'ha fatta vedere Rusty quando gliel'ha comprata, prima di regalargliela. E" di quelle grandi, quadrate e schiacciate che si portano a tracolla. Cerca qualcosa.

"Potresti farmi un favore?"

"Certo!"

Tira fuori una busta color celeste, di quelle fatte con la carta tutta lavorata a strati, che sembra ricamata, molto bella. Chiusa ma non sigillata.

"Potresti dare questa a Giovanni, dopo, quando torna?"

Ci sono domande che ti spiazzano. Che non capisci se sei scema tu che non le capisci o sono proprio loro che non hanno senso. Nel dubbio ti viene da stare zitta. Come dopo, quando torna?, penso. Giovanni non torna. Ma come, Debbie non lo sa? Impossibile. Non riesco a dirle niente. Che vuoi dire? Che succede?

Debbie mi porge la busta. La prendo.